17-24 Luglio 2013 Esperienza a Jaworow
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17-24 Luglio 2013 Esperienza a Jaworow


Anni di cammino nel Gruppo Missionario, attività di crescita personale e di fede e poi la proposta di una nuova esperienza: l’UCRAINA. Con entusiasmo, voglia di fare ma allo stesso tempo ansia e paura ho deciso di partire, senza avere la minima idea di cosa avrei trovato e cosa mi avrebbe riservato la settimana.

Nel tragitto per raggiungere il nostro alloggio, addentrandoci sempre di più nei piccoli paesetti, dal finestrino si poteva scorgere rapidamente il paesaggio. Si iniziava già a respirare l’aria della povertà. Strade piene di buche, gente sopra carretti trainati da cavalli, abitazioni a volte diroccate.
Arrivati a Jaworow nella casa-famiglia delle suore, l’accoglienza è stata a dir poco strepitosa. Ci ha accolto un gruppo di bambini con un sorriso e una gioia così profonda negli occhi che non mi sarei mai aspettata. Sono stati proprio i bambini a permettere che l’esperienza diventasse un’esperienza di pura condivisione. Fin dal primo momento hanno dimostrato amicizia, fraternità, gentilezza, rispetto.

Prima di partire, una mia grande preoccupazione era come poter comunicare con i bambini. Ho scoperto che non serve parlare la stessa lingua per riuscire ad esprimersi e a comunicare: con gli occhi e con i gesti riuscivamo a fare tutto. I sorrisi e le risate davano sempre una carica pazzesca. Sorrisi sinceri e istintivi che rendevano più vivaci e profondi gli sguardi.

Il mio servizio consisteva nello stare con i bambini, fare un po’ di animazione e insegnare loro giochi nuovi. Durante il servizio di animazione, ho imparato ad avere più pazienza e ho capito che le piccole cose come una carezza, un abbraccio, ricordarsi di un compleanno sono gesti veramente importanti.
Ricordo con piacere i pranzi che facevamo assieme ai bambini, tutti riuniti attorno a un grande tavolo e i loro volti felici, entusiasti di pranzare insieme, una cosa che tutti consideriamo normale e scontata, ma che invece a loro è risultata così importante. Una cosa fondamentale che si ripeteva ogni giorno era condividere con gli altri qualcosa che ritenevamo bello e prezioso.

Accompagnando suor Annalisa nelle visite agli ammalati e alle famiglie più bisognose, ho avuto modo di scorgere un pochino la realtà ucraina. Le “case”, costruite una accanto all’altra, sono formate da piccole e pochissime stanze. Mi ha colpito molto la casetta di una signora anziana: un corridoio-entrata (stracolmo di tutto e di più) e una stanzetta adibita sia per cucina che per camera da letto, dove però in realtà a fatica si poteva identificare il letto poiché coperto da mille stracci. Niente fornello, poche stoviglie per terra per cucinare quel poco che riusciva a procurarsi.

Il carattere di certi ucraini è meno aperto ed espansivo del nostro, ma possiedono valori umani che qualche volta alcuni italiani hanno perso. Noi abbiamo tutto, anche più di quanto serve e non riusciamo a raggiungere la felicità, quella vera; loro invece non possiedono praticamente nulla, non hanno problemi di consumismo, non hanno tutti i nostri affanni quotidiani relativi ai soldi e al successo. Si accontentano di poco, di una vita semplice.

Un saggio una volta diceva: “C’è chi cammina a piccoli passi come una tartaruga e chi corre come una lepre, ma non essere tanto stolto da avanzare da solo o da pensare di non aver bisogno degli altri. Meglio fare pochi passi avanzando tutti insieme che percorrere un chilometro da solo. Accetta la fatica del fare comunità”. Riporto queste belle parole per ringraziare i miei cinque compagni d’avventura per la loro amicizia, il buon lavoro di squadra, l’ottimo rapporto che si è instaurato. Siamo riusciti a fare proprio comunità.
Siamo andati con il desiderio di dare una mano. Siamo ripartiti con un’incredibile consapevolezza di aver soltanto ricevuto. Ci portiamo a casa un bagaglio di emozioni fortissime, e il ricordo di un’esperienza bellissima e intensa, ricca di solidarietà, rispetto e soprattutto amore poiché solo amando si può donare e ricevere.
“L’uomo diventa speciale quando si dona agli altri perché diventa strumento del Signore”.
È proprio qui che deve continuare il nostro impegno di essere dono per gli altri. Dono che non si esaurisce una volta scesi dall’aereo ma che continua ad essere presenza viva e dinamica nella realtà quotidiana.
Irene Barbiero